Stewie è il nome che, mia figlia ha dato alla sua auto, ed è su questa che oggi, mi inerpico tra tornanti madidi di brina, al suono dei Placebo che rintronano nelle piccola casse acustiche.
Oggi, dopo non so più quanti giorni, o meglio mesi, ho preso una giornata mia, un giorno tutto mio, dove di solito faccio quello che mi piace, quelle che adoro. Un giorno tutto mio per fare quello che amo: mi farò un culo così.
Perché quando decido di prendermi una giornata vado a camminare, faccio trekking, vado in montagna.
Naturalmente con me porto la sfiga, io e lei ormai non usciamo più da soli, sempre per mano, oggi mi accompagna in montagna.
Fino a ieri ci c’è stata alta pressione, come recitano le previsioni del tempo, oggi no, oggi specialmente nel pomeriggio, ci saranno precipitazioni. Giusto in tempo, infatti mi darà il tempo di arrivare dove devo arrivare e poi, zac, chissà cosa succederà.
Lascio la stewie, dopo essermi allacciato per bene le scarpe e, ficcato nello zaino cibo, da bere, e un cambio.
Il vallone iniziale è subito freddo, innevato, senza sole. Dopo un ora, oltre il dosso, il sole, e neve sotto i piedi, il panorama è bello e mi avverte che tra un’oretta, se proseguo verso la mia meta, saranno cazzi.
È il panorama che mi avverte, anzi, mi allerta. Mi dice, occhio c’è già neve, ce ne sarà ancora, e appena arrivi, troverai altro ad attenderti.
Naturalmente, non mi lascio mica condizionare dal panorama, figurati, ne ho viste di peggio… Intanto noto che le orme sulla neve sono solo dietro, quelle che lascio io, altri cretini oggi non sono passati da qui, però, penso ci sono altre vie, che portano alla cima, magari hanno preso altri sentieri più battuti. No, non hanno preso niente, nessuno oggi ha pensato di prendersi una giornata tutta sua il giorno sbagliato.
Cammino da tre ore ormai, mi fermo su un sasso e mangio qualcosa, con il binocolo preso alla bancarella del russo, scruto la cima, la vedo, insomma vedo una cosa sfuocata dove indovino la croce e qualcosa che si muove a quattro zampe con lunghe corna: è uno stambecco, il tempo di vederlo saltar giù. Appena più in basso al binocolo (binocolo… perché sono così deficiente da comprare cose così?), appare il percorso che dovrei fare io, da solo, con il culo assiderato. Prendo la decisione che, è si la mia giornata, ma mica mi voglio rompere le ossa, quindi scelgo per una variante, faccio la bocchetta e poi vado al rifugio, mi ammazzo con un minestra e poi torno a casina.
Da qui in poi il vento mi flagellerà fino al cazzuto rifugio chiuso, sprangato, a prova di bomba. Faccio in tempo a mettermi addosso tutto quello che ho e i guanti, che dio li benedica, e inizio a chiudere l’anello con la discesa. La mia compagna sfiga, che si è annoiata fino ad ora, decide di chiamare nell’ordine, il vento (uno forte, mica cotica), poi la pioggina gelatissima e poi la neve, concludendo con tormenta sferzante. Mi sono scapicollato verso valle con le gambine gelate, i piedi gelati, e il culo gelato, alla macchina arrivo pure con un ginocchio che urla, e la faccia che brucia.
Che bella giornata oggi, ci siamo divertiti, io, la sfiga, e la capre incontrate al ritorno. Unici esseri oltre me qui oggi.
“Un panino di segale con bresaola, formaggio, pomodori e maionese, tre bottigliette d’ acqua, un cappuccino e un Ritter alle nocciole: fanno otto euro. Stamattina hai tanta fame?” “No, stamattina prendo una giornata mia e vado in montagna a vedere se le felci si sono risvegliate”. Rispondo alla cassiera dal bar.
Alle nove lasciamo l’auto io e seth, che nei momenti dolci chiamo settimio, e quando mi fa incazzare setter, come se non avesse nome.
Il sentiero ben marcato e ripido (troppo ripido) ci porterà a S. Giorgio, la nostra prima tappa.
Dopo venti minuti capisco che il pranzo di natale è ancora “tutto intorno e dentro me”, alla mezzora mi sento come Jabba in Star Wars: senza gambe.
Nel pesante silenzio, sento solo il respiro e il bum bum del mio cuore che dice: "colesterolo 460, se continui così un bel infarto non te lo toglie nessuno." È che dovrei essere a dieta da mesi, e in realtà la dieta la faccio, fino alla cena, è il dopo cena che m’ingrassa. E poi, sono fuori allenamento.
Credo d’essere arrivato a metà salita ora. Lo capisco dal "non farcela più". Sono stanco come un somaro. Settimio corre che è un piacere, corre avanti mille chilometri, poi torna e sembra dire ”allora ti muovi?”, lo strozzerei il bastardo. Che poi non posso neppure dirglielo che è bastardo visto che è di razza, pero posso gridargli “razza di bastardo, non correre che non ce la faccio a starti dietro!”
Finalmente il sentiero si fa pianeggiante e nella splendida conca circondata da betulle ci saluta S.Giorgio, minuscola frazione con case in pietra situata in un posto davvero fantastico.
Da qui, si vedono bene due piccole frazioni, una è Cii ( non è uno starnuto), e più in alto Cola, (niente a che vedere con la bibita) più il là Codera, la mia prossima tappa. Mi ci porterà il Trecciolino, il nome di un sentiero praticamente perfetto, in molti punti scavato nella roccia e tutto pianeggiante a 900 metri quota. In alcuni punti ci sono ponticelli molto aerei, e seth se la fa addosso ogni volta, e ogni volta lo devo prendere in braccio. È ora di merenda, e in un boccone mando giù il ritter e mezza bottiglia di Energate rimasto nello zaino sei mesi fa. Settimio mangia la neve che ha trovato in un angolino, mentre gli verso una bottiglia di Levissima in un sacchetto di plastica che diventa la sua ciotola.
Si riparte per il lungo e pianeggiante sentiero, un camoscio lo attraversa e seth neppure lo vede. Dopo un’oretta ci troviamo di fronte Codera. Il paese più grande della valle, abitato tutto l'anno e per raggiungerlo dall’auto bisogna fare un sentiero tutto gradini per più di un'ora.
Giù fino alla forra e poi una breve risalita ci conduce a Codera. Sosta e pranzo. Si riparte dopo 10 minuti. Le mie ginocchia malandate si fanno già sentire ad ogni passo con una fitta, se penso alle centinaia di gradini, sto già male, e vorrei buttarmi giù nel burrone, di sicuro soffrirei meno.
Non ho parlato del lago in fondovalle che sembrava d'olio, e non ho detto del freddo e delle sorprendenti foglie che, in alcune querce si sono rifiutate di cadere e hanno assunto una colorazione davvero particolare, non ho detto della solitudine e del silenzio in tutta la valle, non ho raccontato dell'avanzare in un metro di foglie di castagno secche, un mare di foglie. Non ho mai nominato il cielo color piombo che, per tutto il giorno ha minacciato pioggia, ma oggi il sole non serviva a rendere bella la giornata.