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Gennaio 2009 Archives

15.01.09

considerazioni

Il dottor Brunetta, mi darebbe del fannullone malato di fannulite cronica se solo sapesse dell’immobilismo che colpisce questo blocco note. Visto che, non sono un dipendente pubblico né tanto meno un dipendente in generis, che lavoro in proprio e che ho una montagna di tasse e onori da pagare, posso benissimo strancicciarmi di qualsivoglia sollecito e scrivere a rate.

Mi hanno invitato tempo fa, non troppo tempo, ad iscrivermi a feisbuk, lo hanno fatto in contemporanea tre amiche alle quali non ho saputo dire no e mi sono quindi feisbuccato come tutti lo sono ormai. Una considerazione: feisbuk, per dirla alla Fantozzi è una cagata pazzesca.

Una tipa, ne ho letto nei giornali, ha offerto al miglior offerente la sua verginità. L’offerta più alta superava i cinque milioni di dollari: wow! Mi piacerebbe sapere dove posso mettere in vendita qualsiasi parte del mio corpo, frattaglie comprese. Sono disponibile a tutto per cifre molto, ma molto, minori.

Domani mattina lascio l’auto a casa, prendo il treno fino a Milano, poi il tram, devo recarmi alla riunione. La tanto attesa riunione, (seeee…). L’unica cosa che mi piace è l’idea del treno¬-tram, una combinazione che non provo da più un ventennio, cioè da quando ero residente in quel di Milano. L’unica cosa che mi piacerà domani é il ciuff ciuff e lo sdend sdeng, una roba che mi riporta bambino in tre minuti.

Dopo milleseicento anni, finalmente la scorsa settimana il tecnico Telecom si è presentato di buon mattino alla mia dimora. Doveva trasformarmi la vetusta isdn nella tracazzowow di ADSL, roba da non credere. Dopo una mattina e pure un pezzo di pomeriggio di smanettamenti, finalmente ho un led acceso in un fantastico ruter che mi dice “gentile cliente, l’adsl è arrivata fin sulla scrivania”. Per milioni di utenti sarà pure una cosa scontata e banale, ma per chi come me, ha iniziato con un modem 9600 baud questa roba è futuro, fantascienza. è effetti speciali. Or bene, ho il led che dice quello che dice, ma ad oggi la tanto agognata banda larga e solo un miraggio. Infatti non arriva al mio pc perché non ho ancora il “Profilo Tariffario”. Da trent’anni pago la stessa azienda e dopo visite di funzionari e tecnici, carte firmate e controfirmate non ho un “Profilo Tariffario”. Loro hanno di sicuro hanno un “Fanculo Frontale”.

20.01.09

tram

Moltissime cose sono cambiate da quarant’anni a questa parte: il tram no. O meglio, qualcosa è cambiato. Per esempio non c’è più il bigliettaio seduto sul trespolo con il tavolinetto davanti e con la spugnetta imbevuta , il blocchetto di biglietti , il timbro a tampone a timbrare il biglietto dopo avermelo venduto, e io lo pagavo cento lire mentre fumavo una sigaretta, perché allora si fumava anche sul tram. Si fumava ovunque.
Con la sigaretta fumante e l’Alan Ford in mano mi accomodavo sulla gelida panchina in legno lucidissima, la stessa sulla quale sono seduto oggi che è, ancora più lucida se possibile.
L’arredo del tram è quanto di più spartano, scomodo, durevole e ergonomico che mente umana possa concepire. Non c’è nulla e c’è tutto quello che serve. I finestrini scorrevoli con i fermi a cremagliera, le maniglie in alluminio e cuoio. Era bello nelle limpide estati di molti anni fa restare affacciato a salutare le tipe mentre l’aria calda ti scorreva sulla faccia.
C’è ancora la targhetta del “vietato sputare”, ci sono ancora i posti riservati agli invalidi. C’è pure il misuratore del bagaglio, perché una volta si pagava pure quello se superava un ingombro misurabile con un sistema a prova di idiota.
Sul tram che mi trasporta oggi, risuona ancora, come un tempo, il rumore del compressore, il rumore del manovratore è sempre lo stesso come pure rumore stridulo delle ruote sui binari.
Fa sempre un freddo boia, oggi come allora e probabilmente farà caldo in estate, e si vedranno le signore ciccione sventolare l’aria che entra pigra e afosa dai finestrine aperti.
Un’altra cosa cambiata, é la voce registrata che ti avverte delle fermate, una voce impersonale, era molto meglio quella in milanes del bigliettaio che urlava “ duomo”.
È cambiata anche la gente, o se è cambiata. Nessuno parla con nessuno. O meglio tutti parlano, ma dentro un cellulare, e se non parlano ascoltano musica da auricolari. È triste non poter condividere un pensiero o un panorama, oggi ne avrei voglia. Oggi alle otto del mattino sembra bella anche Milano, la Milano che ho lasciato anni fa, e vorrei dire al vicino di osservare con me il sole tondo che albeggia in Porta Genova, ma non mi caga minimamente, ha gli auricolari e di sicuro non parla neppure italiano, vorrei indicarglielo con il dito, ma è troppo impegnato a stramaledire l’ora presto del mattino che lo ha costretto ad alzarsi per andare probabilmente ad un lavoro che detesta.

31.01.09

figlio di un re

Che tu sia figlio di un re o capo di stato,
che tu sia buono come il pane, o brutto e maleducato,
che tu sia pazzo o normale, gatto oppure cane,
guardia o ladro, non importa se sei fatto o ubriaco,
puoi chiamarti dottore, puoi chiamarti scienziato,
puoi chiamarti ufficiale, puoi chiamarti soldato,
puoi persino morire:
comunque l'amore è là dove sei pronto a soffrire,
lasciando ogni cosa al suo posto
e partire...
Anche tu come me...

Che giri a destra o a sinistra, vero o per finta
è così: la tua impressione è solo un punto di vista.
E non importa quale donna sposi o come si chiama,
ciò che hai fatto in questa vita o in una vita passata,
puoi chiamarti dottore, puoi chiamarti scienziato,
puoi cambiare il tuo cognome e usare un nome inventato,
puoi persino morire:
comunque l'amore è là dove sei pronto a soffrire,
lasciando ogni cosa al suo posto e partire...
Anche tu come me,
l'amore soltanto l'amore può farti guarire
Anche tu come me...

Comunque vada, che tu sia Dolce o Gabbana,
che tu sia figlio di una guerra Santa giusta o sbagliata,
non importa se dormi in una villa o per strada,
che tu sia uomo, donna, frocio, Lucio Dalla o Sinatra,
puoi chiamarti dottore, puoi chiamarti scienziato,
puoi chiamarti ufficiale, puoi chiamarti soldato,
puoi persino morire:
l'amore soltanto l'amore può farti guarire,
lasciando ogni cosa al suo posto
e partire...
l'amore è là dove sei pronto a morire
lasciando ogni cosa al suo posto
e partire...

e partire...

[Figlio di un re - Cesare Cremonini]

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